Home Le nostre rubricheC'eravamo tanto amati #50 sfumature di violenza intrafamiliare

#50 sfumature di violenza intrafamiliare

di Gian Ettore Gassani

Come ben sapete, noi di Io le donne non le capisco, amiamo sia affrontare insieme a voi argomenti leggeri e divertenti, senza dimenticare di fare il punto sullo stato di salute sella nostra società. In particolare, in questo articolo di Gian Ettore Gassani, viene evidenziata una realtà grave e importante: la violenza all’interno del nucleo familiare.

Nell’ultimo convegno organizzato dall’Ami (L’Associazione Avvocati Matrimonialisti di cui sono presidente) a Roma nella Residenza di Ripetta dal titolo “50 sfumature di violenza intrafamiliare” abbiamo affrontato con i migliori esperti del settore – psicologi, criminologi e giornalisti – un fenomeno purtroppo sempre più attuale che non accenna a diminuire quello delle violenze in famiglia. I dati recentemente resi noti dal Viminale sono a dir poco allarmanti: mentre furti e rapine sono in netta diminuzione negli ultimi anni su tutto il territorio nazionale, nessun calo si registra nei femminicidi, che confermano il trend preoccupante di una donna ammazzata per mano di un uomo (il partner, l’ex partner o un familiare) ogni tre giorni. Non solo, una donna su tre è vittima di violenza nel corso della sua vita, il 65,2% degli episodi di violenza avvengono in presenza di minori e più della metà delle donne vittime di femminicidio avevano già presentato una denuncia.
Si tratta di una vera emergenza del Paese che va risolta. Una mattanza e noi avvocati siamo stanchi di fare la conta dei morti. E’ arrivato il momento di trovare soluzioni efficaci e dunque non può bastare l’inasprimento delle sanzioni penali: per questo, in qualità di Presidente dell’Ami voglio fare la mia/nostra parte. Oltre al processo, nel nostro Paese va cambiata la cultura, è necessario far comprendere bene come la violenza in famiglia sia spesso frutto di un rapporto senza rispetto.  
Al convegno abbiamo fortemente voluto i giovani e per questo abbiamo invitato una scolaresca. Sono i ragazzi i protagonisti del domani, dunque proprio dalla scuola dobbiamo ripartire per insegnare ai padri e alle madri di domani che cosa vuol dire amore, convivenza, collaborazione nella crescita dei figli e nell’affrontare ogni tipo di problema, anche quelli più difficili e dolorosi, rispettando gli altri e quindi sé stessi. In famiglia la violenza ha due facce: fisica e psicologica quest’ultima più difficile da provare ma quella che lascia i segni più profondi. Senza dimenticare che in moltissimi casi a pagarne le conseguenze sono anche i figli: dal 1970 ad oggi ci sono stati oltre 900 infanticidi. Un numero impressionante che ci deve far riflettere ma soprattutto spingere a fare qualcosa di concreto.
Come ho spiegato prima sottolineo, sempre che la violenza familiare non ha sesso, ma è pur vero che nella maggior parte dei casi le vittime sono donne ed è qui che torno a fare un appello: il vero problema è convincere a sporgere denuncia. Mi preoccupa che il 66% dei casi di femminicidio le donne lo avevano già fatto ma questo evidentemente non è servito a nulla. Questo vuol dire che il sistema non funziona perché spesso le denunce si trasformano in condanne a morte.
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