Home Le nostre rubricheIl diario di Sonia Barbara Alberti: il successo delle donne non dipende dagli uomini

Barbara Alberti: il successo delle donne non dipende dagli uomini

di Sonia D'Agostino

Nel corso della puntata andata in onda lo scorso 16 febbraio, noi di “Io le donne non le capisco” ci siamo interrogate sull’amore maturo e sull’esistenza o meno di un’età giusta per amare.
Un tema controverso su cui abbiamo deciso di confrontarci non solo con la nostra community e con i nostri ascoltatori, ma anche con una nota scrittrice, sceneggiatrice e giornalista: Barbara Alberti.
In collegamento telefonico, la nostra ospite ha condiviso la sua opinione sulle donne e gli uomini di oggi, sul rapporto genitori-figli e sul movimento “metoo”. E, a tale proposito, ci ha raccontato di quella volta che…

Barbara, da anni tieni, sulle pagine delle più importanti riviste italiane, delle rubriche in cui rispondi ai lettori che cercano consigli sulle questioni di cuore e su tutto ciò che riguarda le relazioni. A tuo parere, perché le persone decidono di scriverti?
La gente si fida di me perché sa che non c’è da fidarsi (ride, ndr). La verità è che io rispondo come risponderebbe un’amica qualunque. In fondo, chi ti scrive non cerca una risposta perché già sa cosa dovrebbe fare. Chi ti scrive desidera che, come un’amica, tu ti faccia carico per un po’ della sua pena.


Ma tu capisci le donne?
Non so se le capisco, ma so che ci parlo molto. Non ho nessun pregiudizio a favore delle donne, però trovo che oggi siano particolarmente straordinarie. Personalmente sono viva grazie alle donne, mi capisco con le donne, lavoro con le donne. Quando invece lavoro con un uomo, anche più intelligente, vedo che purtroppo deve sempre dimostrare di avercelo più lungo. Nel senso che difende la sua idea perché è la sua. Con le donne quello che conta, anche se a volte ci odiamo, è il progetto perché noi abbiamo appena cominciato. Noi siamo nuove, siamo appena nate.


Le donne hanno una marcia in più?
Noi donne abbiamo dentro una furia di invenzione e di lavoro. Non ci credo alla solidarietà femminile e non amo una donna per il solo fatto di essere una donna. La amo perché, in quanto donna, mi porta una cultura più viva, più gioiosa, più fattiva. Mio marito, che non è un femminista, ultimamente ha cominciato a conoscere il mondo perché non usa più la macchina a causa di un abbassamento della vista. Un giorno è tornato a casa e mi ha detto questa frase: “Qui ridono solo le donne!”.
Le donne, almeno quelle di oggi, sono molto spiritose. Poi ci sono quelle della mia età, quelle che hanno oltre sessant’anni: noi siamo nate schiave, siamo delle liberte perché prima avevamo le catene ai polsi. Le ragazze di oggi, che sono nate libere, appartengono a un’altra categoria femminile.

Barbara Alberti

Nei rapporti interpersonali gli uomini devono avere paura di queste donne di oggi?
Gli uomini, poverini, non hanno paura. Il problema è che la nostra sottomissione al maschio è millenaria. Se vogliamo parlare anche del movimento “metoo”, lo ritengo un episodio desolante. Da una parte è un bene che abbiano scoperchiato questo ripugnante pentolone del ricatto sul lavoro, che noi donne subiamo a qualsiasi livello. Ma per il resto, purtroppo, hanno poco da fare le vittime.


È un’affermazione forte. Cosa intendi?
Faccio un esempio: tutte le donne che hanno ceduto al produttore cinematografico Weinstein è perché hanno avuto la mentalità da schiave. Perché hanno creduto che il successo ti debba venire da un maschio. Si trattava di donne bellissime, giovani, piene di personalità e talento, che sono diventate delle star: è possibile che nessuna di loro gli abbia fatto una bella scena teatrale? Nessuna che gli abbia detto queste testuali parole: “Inchinati, io ho talento, il successo sono io, non sei tu. Segnati il mio nome, mi chiamo Angelina Jolie, per dire, sentirai parlare di me!” Queste sono cose che poi ti ricordi per sempre, non ne esci frustrata. Invece per vent’anni queste donne sono state con questo peso sul groppone e poi si sono ritrovate a fare una seduta psicoanalitica pubblica. Bisognava reagire prima, difendersi perché Weinstein non era Hitler. Capisco se si tratta di figli malati o di scegliere tra la vita e la morte. Ma in casi come quello di Weinstein, si trattava di tirare fuori la nostra libertà, quella vera.


Non dovremmo mai smettere di ripeterlo perché oggi ci sono ancora donne che, nonostante quanto accaduto negli Stati Uniti, cercano l’uomo che possa sistemarle. Ciò accade anche perché purtroppo, ad oggi, le posizioni di potere sono nelle mani degli uomini.
È vero questo, però c’è sempre un limite al ricatto. Una donna mi ha scritto di invidiare queste donne perché avevano una scelta. Lei guadagnava settecento Euro al mese ed era la schiava sessuale del suo datore di lavoro, che pagava le cure costose di suo figlio autistico. Quella situazione le sembrava un paradiso rispetto a quando si prostituiva perché, in quel caso, era costretta ad avere rapporti sessuali con un uomo solo. In seguito mi ha rivelato di essersene liberata trovando un altro lavoro. Ci sono quindi persone che hanno davvero la pistola alla tempia, che non possono dire di no, che si trovano di fronte a un ricatto che non possono rifiutare. Ma chi può rifiutare, ne approfitti.


Ti sei mai trovata in una situazione del genere?
A me è successo una volta sola nella vita e me ne vanto perché nessuno ha mai osato molestarmi, tranne appunto in quella occasione. Non rivelo il nome perché è morto, ma era un famoso scrittore e direttore di una casa editrice importante. Un giorno mi ha telefonato, dicendomi che il mio libro era geniale e che lo avrebbe pubblicato. Mi ha chiesto di andare subito a trovarlo. Io ho accettato l’invito, ho indossato un bel vestito, ero talmente infatuata di questo suo giudizio. Ma non feci in tempo a entrare nel suo ufficio che mi mise le mani addosso.


Come hai reagito?
Io mi sono sentita offesa e subito gli ho rivolto queste parole: “Ma come, il libro era geniale e ora devo pagare un pedaggio? L’ho fatto nero. Devo dire che me le ha date pure un po’ lui, però ho vinto io perché ero talmente furibonda, il mio orgoglio e il mio ego erano talmente feriti. Quando sono tornata a casa non avevo alcun trauma, ma ridevo come una matta. Dieci anni dopo gli ho scritto una lettera sul Corriere della Sera, senza rivelare il suo nome ovviamente, e l’ho ringraziato per essere stato l’unico ad avermi in qualche modo filato.


Quali sono secondo te gli uomini da evitare?
I piagnoni e i nevrotici. Ma il punto è quelli che dobbiamo cercare. Da piccola io ne ho conosciuto uno che mi ha influenzata per tutta la vita: mio padre. Era un maschio madre, non nel senso di mammismo, ma quello che si rallegra davvero della tua esistenza, che sa ridere con te e si pone proprio in comunione con te. Inoltre bisogna cercare gli spiritosi perché sono buoni. Ora si è inventata questa parola buonismo per esaltare la bestialità, invece è necessario rivalutare la bontà. Nulla mi eccita più della bontà, trovo che il fascino risieda proprio in essa. Il cattivo è di una noia bestiale. Che può fare il cattivo? Ti può dare una pugnalata alle spalle e mentire, il buono deve avere coraggio, inventiva per sopravvivere. Questi sono gli uomini che bisogna cercare: i buoni e gli spiritosi. Quelli che ti vedono e che vedono se stessi. Insomma, quelli che sanno volere bene. Sono sempre stati rari, però ci sono, cerchiamoli.

Com’è nata la tua passione per la scrittura e qual è stata la tua strategia per affermarti?
Io avevo una presunzione veramente angelica. Già a 5 anni, quando ho cominciato a scrivere, ho capito che avrei scritto perché ho scoperto che con un fogliettino di carta potevo far sorgere dei mondi, avere tante vite quante ne potevo descrivere. Scrivere ti toglie anche da te stesso. Io mi penso il meno possibile perché sono assolutamente al di sotto di ciò che vorrei essere umanamente, proprio perché sbaglio continuamente e sono ormai consapevole che morirò cretina. Però con la scrittura c’è questo riscatto, hai un’arte in mano, hai un modo per trasformare le cose e dimenticarti in altre cose. E quindi ho sempre scritto tanto, pensando di essere la più brava al mondo, anche se poi non era vero. O meglio, ero brava, ma soprattutto avevo questa capacità di trasfigurazione. Questa era la mia strategia, non ne ho mai avute altre. Oggi forse ci sono troppe strategie, ai miei tempi i giovani venivano considerati importanti. La mia vita è stata immensamente facile, quando ero giovane io, le generazioni precedenti avevano interesse ad avere degli allievi, li pagavano, li cercavano. È brutto da ammettere, ma io ho avuto una vita danzante.

Come hai conquistato il tuo grande amore?
Dicono con una burla. Lui mi amava, lo capivo benissimo, ma mi ripeteva di essere innamorato di un’altra. Ma quando qualcuno ti racconta la storia di un altro amore, è la più antica seduzione del mondo. A un certo punto ho capito che era necessario uno shock. Un giorno mi sono presentata da lui, dicendogli che avevo vinto una borsa di studio negli Stati Uniti e che sarei stata fuori per due anni. Lui ci è cascato con tutte le scarpe e mi ha detto “Allora non ci vedremo più?”. In quel momento sono scoppiata a ridere come una pazza. I trucchi non mi piacciono perché chi trucca in amore avrà un amore truccato. Ma la burla sì, è ariosa, rivela il nascosto. Quando lui ha capito che gli stavo scomparendo sotto gli occhi, ha rivelato di amarmi.


Oggi si rompono le relazioni con un messaggio. Come hai lasciato i tuoi partner nel corso della tua vita?
Ho lasciato lo stesso uomo perché mi ero innamorata di un altro e non potevo dormire con un’altra persona pensando a un’altra. Lo trovo un tradimento terribile. Meglio farseli tutti che commettere una vigliaccata del genere. Non lo so come si chiuda oggi, ma bisogna essere sinceri.


Ma ormai anche un rapporto lungo si chiude con un messaggio su Whatsapp…
Tutto dipende dal rapporto che c’era prima, se le due persone si volevano veramente bene. E voler bene vuol dire che si vuole anche il bene dell’altro, che il suo bene è il tuo. Non per altruismo, ma perché si è talmente legati a quella persona che se lei sta male, anche noi stiamo malissimo. In ogni caso, la fine di una relazione è lo stesso uno strappo tremendo, non esiste un lasciarsi civile. È una specie di assassinio quando ci si lascia. Tuttavia bisogna prendersi la responsabilità di questo strappo.


Tu sei una donna bella e di gran fascino, sei carismatica e hai una grande personalità. Sei mai stata lasciata?
Mi è successo di non essere amata più, ma anche in quel caso è successo in maniera molto onesta, immediata, senza gli inganni, senza aspettare dei mesi. Non ho serbato rancore. Poi quando te lo dicono così, piangi un po’, ma immediatamente c’è il futuro. Devi fare i conti con te stessa. Io sono molto portata alla metamorfosi, non è un ragionamento, sono nata così.

A proposito di rotture, dopo il divorzio si pensa di essere finalmente libere. Spesso però accade che l’ex marito continui a cercarti, a presentarti come sua moglie, a chiamarti se ha un problema con la gestione quotidiana della casa. Cosa ne pensi dei mariti che orbitano attorno alle ex consorti?
Questo è il mammismo maritale. Ti eleggono mamma e non te ne liberi più. Ma bisogna fuggire da questa categoria di uomini. Ciò, però, vuol dire che la donna in questione lo ha viziato prima, invece gli uomini vanno trattati come tali fin dal primo momento.


Prima hai parlato della nascita di una nuova categoria di giovani donne, libere e più sicure di loro stesse. Allo stesso tempo però ci troviamo di fronte a giovani uomini disorientati, che hanno ricevuto a casa un’educazione di un certo tipo e si ritrovano in un mondo che è completamente diverso, dove sono derisi e spaventati da questa forte evoluzione/involuzione. Tu come vedi questi ragazzi?
Non amo queste generalizzazioni perché non sono una sociologa. Tuttavia ammetto che siamo in un momento di grandissimo passaggio. Gli adolescenti sono un mondo a parte, ho l’impressione che stiano reagendo meravigliosamente, anche rispetto all’informatizzazione. Infatti i ragazzini leggono i libri e usano tutti gli strumenti tecnologici a disposizione. Secondo me la metà dei mali che li affligge è dovuta ai genitori perché quest’ultimi non sono mai stati così importuni. Sono delle spie dei figli, si impicciano di tutto grazie al telefonino. Noi, e coloro che hanno ora cinquant’anni, siamo stati gli ultimi figli liberi.


Che intendi con “gli ultimi figli liberi”?
Nel senso che eravamo oppressi da un’educazione rigida, ma allo stesso tempo avevamo la gioia di poter rovesciare un sistema educativo, di opporci a esso. E poi allora appena giravi l’angolo, eri una persona libera. Ora con il telefonino ti trovano ovunque. Negli ultimi tempi a Roma hanno occupato le scuole e ho appreso alla radio della nascita di comitati dei genitori. In passato abbiamo sempre fatto le occupazioni delle scuole contro l’autorità, anche dei genitori. Adesso vogliono invadere anche quella sfera, desiderano vivere la vita al posto dei ragazzini. È il momento che si costruiscano una propria vita. Sarebbe meglio se si trovassero un amante piuttosto che continuare a tormentare i propri figli.


Com’è cambiata, a tuo avviso, la società rispetto alla tua generazione?
Io sono impreparata rispetto a questo, però posso dire che vedo un cretinismo generale, che non risparmia né uomini né donne. C’è un’educazione all’odio, anche nella politica, una necessità spasmodica e nevrotica di un nemico. Parlo dei social, per esempio. C’è un invito all’odio, al sentirsi qualcuno insultando un altro e questo mi sembra che coinvolga uomini e donne. Però a noi donne sono appena cadute le catene dai polsi e trovo che ci sia una vitalità in tutte noi – ragazzine, mezza età, anziane -, che non hanno gli altri.


Credi sia questo il motivo dell’esplosione di un nuovo femminismo?
Io in realtà sono indignata con questi movimenti femministi perché non vanno al cuore delle cose. Il cuore delle cose è che qui ci ammazzano come polli e continuano a dare delle pene irrisorie. Perché non organizziamo uno sciopero delle donne? Se noi ci fermassimo, fermeremmo il mondo, anche se lo facesse solo il 30% di noi. Noi donne siamo dappertutto, pur non ricoprendo posti di potere. Ci sono state tante situazioni in cui sarebbe stato necessario scendere in piazza, fare rete sui social. Un esempio? Un uomo ha ammazzato la sua ex fidanzata con il proprio Suv, trascinandola per duecento metri e il giudice gli ha dato solo quattro anni, sostenendo la tesi che lui non se ne fosse accorto. Ciò significa che questo signore ha ammazzato una persona, l’ha trascinata per duecento metri e non se n’è accorto. E noi donne cosa facciamo? Prendiamo parte alle celebrazioni dei Premi oppure organizziamo il Premio Strega al femminile, ciò che ritengo un’offesa tremenda perché coloro che hanno vinto erano brave: non dovevano ricevere il premio in quanto donne, ma per la loro bravura.


Oggi cosa manca di più nelle rivendicazioni delle donne?
Si rimane sempre sulla superficie delle cose. Non si parla mai di maternità, del fatto che alle donne oggi non si chieda sacrificio, ma eroismo, santità. Non si parla del fatto che ci ammazzino impunemente e che ci paghino meno. Noi donne abbiamo queste tre questioni importanti sul tavolo, ma se ci toccano le tette tutto il mondo si scandalizza. Così di nuovo siamo solo tette e culo, ma noi siamo anche qualcos’altro.

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