Home Le nostre rubricheIl diario di Sonia La scienza riconosce il colpo di fulmine? Ne abbiamo parlato con la psicologa Chiara Simonelli e gli psichiatri Mastronardi e Lupardini

La scienza riconosce il colpo di fulmine? Ne abbiamo parlato con la psicologa Chiara Simonelli e gli psichiatri Mastronardi e Lupardini

di Sonia D'Agostino

Alda Merini ha scritto “A pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare un nome”.

Vi è mai capitato di provare un colpo di fulmine per qualcuno? Oppure di aver incontrato una persona con cui avete avuto un’affinità immediata tale da pensare di conoscerla da sempre?

È questo il tema su cui ci siamo interrogati questa settimana sulla nostra pagina Facebook di Io le donne non le capisco, ed è ciò di cui abbiamo discusso in studio insieme ai nostri ospiti: Chiara Simonelli, Vincenzo Mastronardi e Maurizio Lupardini. Inoltre ci hanno deliziato con la loro musica Giulio Todrani, in arte Alan Soul, cantante e papà di Giorgia, e Marco Rinalduzzi, chitarrista e arrangiatore. 

Quello che è emerso da questo sondaggio è che accade spesso nella vita di ognuno di noi trovare delle persone le cui anime si riconoscono. Che sia amore o amicizia, quando si incontra l’anima gemella la si riconosce anche da una affinità di interessi, di valori, di pensieri che è rara da riscontrare in molte altre relazioni. Incontrarsi e riconoscersi è un viaggio verso sensazioni indescrivibili.

Chiara Simonelli, psicologa, psicoterapeuta e Presidente della European Federation of Sexology, “chi per primo ha parlato di colpo di fulmine è stato Schopenhauer, il quale ha detto che l’amore o nasce attraverso il colpo di fulmine oppure nulla. È un ‘io ti riconosco’, è come avere un’illuminazione reciproca. Il colpo di fulmine serve alla specie, c’è un figlio sullo sfondo. Con il tempo poi tende a scemare e si può trasformare in affinità elettiva altrimenti svanisce”. 

Vincenzo Mastronardi, psichiatra e criminologo clinico, tra le altre titolare della Cattedra di Psicopatologia forense presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Roma “Sapienza”,  mantiene una matrice scientifica, “noi abbiamo una serie di incontri emozionali ogni giorno, di ognuno ci rimane qualcosa e la nostra memoria ripesca, quando ci incontriamo, le cose positiva o negative, non esiste l’istinto ma c’è un rivivere determinate esperienze con quella persona. Come se rivedessimo in un unica persona un assemblaggio di più persone”.

Per il colonnello Maurizio Lupardini, psichiatra, psicoterapeuta e direttore del Dipartimento Interforze di Medicina Legale, esiste “il colpo di testa che è quel colpo cognitivo, mentre il colpo di fulmine esce fuori da quello che comprendiamo, lo senti sulla pelle. Oggi in psichiatria possiamo anche parlare di anima, ci fa sentire che quella persona è legata a noi. Non è un caso che la nostra pelle è un antenna che ci fa capire se quella persona ci fa star bene male, ha ragione Alda Merini. La nostra pelle è il sensore del nostro cervello che mette in pratica le emozioni”. 

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