Home Le nostre rubricheIl diario di Sonia Quando le donne giocano d’azzardo

Quando le donne giocano d’azzardo

 Hanno in media 50 anni, sono mogli e madri. Non scommettono per vincere, ma per estraniarsi dai problemi, per anestetizzare la solitudine. Dal 2017 la cura per il Gap, il gioco d’azzardo patologico, è stato inserito nei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza

Le osservi ipnotizzate di fronte alle slot machine. Le vedi ai tavoli del Bingo con lo sguardo incollato sulla cartellina. Le senti invocare a bassa voce sempre lo stesso numero davanti allo schermo del Lotto. Che si tratti di slot machine, Bingo o Lotto, quando dal divertimento si passa all’azzardo la vita delle gambler e delle loro famiglie si spacca.

Il gioco è una malattia che colpisce senza distinzione di sesso con la stessa forza distruttiva. I giocatori patologici si stima rappresentino dall’1,8% al 6% della popolazione. Le donne sono quasi la metà, anche se nei dati ufficiali risultano essere solo un terzo.

Diventare una giocatrice per una donna è un problema più grande rispetto a un uomo, perché il suo ruolo sociale è centrale. Lavoro, figli, accudimento degli anziani e dei nipoti ruotano intorno a lei. E quando questo sistema va in crisi la dipendenza investe tutto il contesto familiare. Spesso finiscono nelle mani degli strozzini, per vergogna non chiedono aiuto. E il peso dei debiti ricade sui figli.

L’ultima Relazione annuale al Parlamento su droga e dipendenze traccia un identikit della gambler italiana: età media 48 anni, ma con primi contatti con l’azzardo già dai 30. Le over 65 sono il 18% e rappresentano il target più preoccupante. Difficile tracciare una mappa geografica o sociale.

Il Gioco si può inserire in tutti i momenti di fragilità: difficoltà o malattie familiari, dopo una gravidanza, quando si arriva alla pensione, se si è in crisi col partner, in seguito a un lutto. Il gioco diventa un salvagente emotivo: è sempre a portata di mano, per iniziare basta 1 euro. A creare la dipendenza è la velocità: lo stimolo-risposta è molto rapido. Ci vogliono 2 secondi per raschiare la patina grigia del Gratta e vinci; ancora meno per vedersi comparire i 3 simboli uguali sulla slot machine.

Non scommettono per vincere, ma tutte le donne iniziano con l’obiettivo di estraniarsi dai problemi. Cercano di anestetizzarsi dalla solitudine, da quei mariti che nella migliore delle ipotesi non le capiscono e nella peggiore le picchiano.

Nel 2013 l’American psychiatric association l’ha riconosciuto come malattia (Gap- Gioco d’azzardo patologico) e da quest’anno le cure sono state inserite nei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza. Chi cerca aiuto può rivolgersi ai SerD, i servizi pubblici per le dipendenze, o ai centri privati convenzionati: secondo l’Istituto superiore di Sanità, i pazienti presi in carico aumentano del 15-20% l’anno. Si interviene con colloqui individuali o terapie di gruppo.

Dal vizio del gioco si può guarire. Superate vergogna e paura, si ha la forza per iniziare un percorso di uscita dalla dipendenza.

 

 

Luana Campa

Avvocato penalista – Criminologa.

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