Home Le nostre rubricheIl diario di Sonia Yara Gambirasio, una sentenza già scritta

Yara Gambirasio, una sentenza già scritta

di Marina Baldi

Così, a caldo, non provo nessuna soddisfazione. Era una sentenza scritta perché le evidenze erano talmente blindate da non lasciare dubbi. Ciò che veniva raccontato fuori dall’aula erano film ideati per l’opinione pubblica e per la pletora di facinorosi che si sentivano importanti nell’essere coinvolti in indagini, ricerche, attività per cercare di portare le persone a pensarla come loro. Queste vicende hanno sempre avuto grande ascendente sulla gente che discute, si scalda, argomenta e si divide come se sapesse ogni dettaglio della vicenda. Comportamenti manovrati da burattinai che, senza scrupoli o in buona fede, hanno tentato di convincere i dubbiosi che tutto era in sbagliato, che tutto fosse da ricondurre ad un fragile impianto accusatorio.

Così non era e la condanna è stata confermata in appello.

Non c’è soddisfazione perché Yara non tornerà più e perché i tre figli di Bossetti sono sempre più vicini ad essere i figli di un assassino. Anche loro sono vittime e mi piange il cuore a pensare a loro, al dolore e alla vergogna che proveranno pensando al padre. Penso ai genitori di Yara, dignitosi nel loro dolore, mai sopra le righe, mai sovraesposti. Grandi persone, non c’è dubbio. Ai fratelli di Yara che perderanno con gli anni l’immagine della loro sorellina sfortunata anche se non la dimenticheranno. Alla fine il vero ergastolo, quello del dolore, quello ineluttabile, è quello dei genitori che mai potranno, nemmeno per un secondo, e fino alla fine dei loro giorni, uscire da questo dolore cupo ed avvolgente che ormai è il loro compagno per la vita. Il DNA non vola, non si crea in laboratorio e non mente. Certamente non è la pistola fumante, ma contestualizzato e valutato nel modo giusto, gioca un ruolo fondamentale: facciamocene una ragione. E passiamo oltre pensando che, molto spesso e lentamente, ma la giustizia fa il suo corso.

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