Home Le nostre rubriche Se la vittima è ubriaca, la Cassazione condanna lo stupro senza aggravanti!

Se la vittima è ubriaca, la Cassazione condanna lo stupro senza aggravanti!

di Marina Baldi

Questa notizia noi di “Io le donne non le capisco” non l’avremmo mai voluta dare, è una sentenza che sta facendo molto discutere quella della Suprema Corte di Cassazione, di qualche giorno fa, che riguarda la mancata conferma delle aggravanti per una condanna per stupro di due imputati condannati a 3 anni di reclusione dalla corte di appello di Torino. La notizia di per se lascia attoniti, perché dai titoli degli articoli sembra che il fatto che la vittima avesse deliberatamente esagerato con gli alcolici e fosse ubriaca al punto di perdere la capacità di discernere e di esprimere un consenso ad un eventuale rapporto sessuale sia una “scusante” per chi commette questo deprecabile reato. In effetti ciò che è realmente avvenuto è che gli imputati non sono stati ritenuti responsabili di aver somministrato gli alcolici alla vittima, che era già in condizioni di scarsa presenza a se stessa. La decisione della suprema corte quindi, è comprensibile se si pensa che l’aggravante consiste proprio nel fatto di utilizzare sostanze alcoliche o droghe per ridurre una persona in stato di inferiorità e quindi poter sfogare i propri istinti. Non si è inteso voler ridurre o sminuire la gravità del fatto in se stesso, della quale non vi è alcun dubbio, perché è comunque stato ribadito l’abuso delle condizioni di debolezza ed inferiorità della vittima che non ha quindi potuto esprimere un consenso.

 

 

 

La  vicenda riguarda due uomini  50enni che dopo una cena con una ragazza nella quale la vittima aveva bevuto tanto da perdere lucidità, abusarono di lei. Vi sono alcune osservazioni che sorgono spontanee, che come sempre riguardano il sentire comune che spesso non corrisponde alla realtà processuale e che quindi lasciano sbalorditi coloro che leggono le notizie e non conoscono il diritto.

Le circostanze e le motivazioni per le quali la vittima abbia abusato di alcool, solo quella sera, o anche tante volte, non le conosciamo e comunque il suo stato non è una ragione sufficiente perchè debba subire violenza. Si può esagerare, raggiungere eccessi per le ragioni più disparate, ma mai ciò dovrebbe rendere lecito o almeno “meno grave” il comportamento di chi approfitta delle debolezze di un’altra persona. E’ invece ancora più deprecabile la circostanza che la vittima non avesse contezza di se, tanto che riterrei invece che si dovesse considerare come una aggravante il fatto che l’abuso sia avventuo “approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto” abusato . Non può essere possibile che si ritenga che l’approfittarsi delle debolezze altrui sia meno grave di rendere una vittima incapace di esprimere un consenso. Purtroppo questa vicenda ricorda tanti luoghi comuni che capita ancora di ascoltare nei discorsi di alcune persone, il classico “se la è cercata”: un vestito scollato, una minigonna,  un comportamento più sfacciato o il girare di notte da soli non sono motivi per giustificare la violenza. E ricordiamo anche quella vicenda, avvenuta nel 1999,  per la quale la Suprema Corte assolse un indagato per stupro, in quanto il fatto che una vittima indossasse jeans attillati e che lo stupratore fosse riuscito a sfilarli era una prova che lei fosse consenziente perchè i jeans non si riescono a togliere senza la collaborazione di chi li indossa…

Dobbiamo continuare a lavorarci su, ragazze. Parliamo, protestiamo, teniamo alta l’attenzione su queste tematiche. Dobbiamo conquistare la libertà di uscire e vestirci come e quando vogliamo, senza per questo essere considerate prede di istinti malcelati. Questa è la base di un mondo civile, in cui vi sia il rispetto per chiunque, e questo è il mondo che vorrei lasciare a chi verrà dopo di noi.

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