Home Le nostre rubricheC'eravamo tanto amati Affido condiviso: quando i figli sono un bottino di guerra

Affido condiviso: quando i figli sono un bottino di guerra

di Gian Ettore Gassani

Nel 2006 in Italia è stato introdotto l’affidamento condiviso, un istituto che negli altri Paesi esisteva già da anni grazie a due convenzioni internazionali sui diritti dei minori che hanno fatto scuola: parlavano di bigenitorialità, di diritto del minore a mantenere rapporti costanti e significativi con entrambe i genitori anche in caso di separazione e divorzio. L’Italia non poteva stare al palo e doveva dare un segnale preciso all’Europa ed infatti è stato introdotta la Legge Paniz che ha equiparato i genitori che devono essere considerati uguali. La norma non solo ha mutato il livello giuridico e giudiziario del diritto di famiglia ma soprattutto ha scosso le conoscenze. E’ andata ad intaccare il comune sentire dei cittadini perché sappiamo benissimo che il diritto di famiglia appartiene a tutti: i figli, l’affidamento, gli assegni sono argomenti da bar tanto quanto il calcio.

Divorzio

A che punto siamo:

In questi 12 anni però il bilancio è tutt’altro che positivo. Diciamo che abbiamo cambiato l’etichetta ma il vino è sempre lo stesso. Purtroppo abbiamo fallito la grande occasione di rendere concreto il concetto di bigenitorialità: salvo rare eccezioni al genitore non collocatario sono concessi tempi molto ridotti, se non con il contagocce. Nella migliore delle ipotesi la media dei giorni di diritto di visita o frequentazione del padre con i figli è di 2 giorni a settimana a week end alternati e spesso corti vale a dire non dal venerdì al lunedì ma dal sabato alla domenica. In questo modo uno dei due genitori diventa gioco forza “defilato”, quello del fine settimana, del gelato, della pizza ma non della quotidianità.

Ecco perché bisogna apportare dei correttivi. Allo studio ci sono vari disegni di legge per cambiare l’attuale assetto normativo, tuttavia non dobbiamo mai essere estremisti e dobbiamo sempre mettere il minore al centro delle procedure. In questi anni abbiamo ricevuto decine di condanne da parte della Cedu (Convenzione Europea Diritti dell’Uomo) perché non abbiamo applicato l’affidamento condiviso che è stato mortificato con dei protocolli e dei calendari sul diritto di visita dell’altro genitore del tutto insufficienti. E’ vero che ci vuole la qualità del rapporto ma è altresì giusto che ci sia anche la quantità.

Una considerazione che farà riflettere:

I figli non vanno considerati come un bottino di guerra, l’arma per vendicarsi o un terreno di rivendicazione economica per la serie “se vuoi vederlo più frequentemente mi devi pagare di più”. Questo non è più consentito anche perché oltre alla famiglia cosiddetta tradizionale, c’è anche quella con due padri o due madri e le differenze tra questi due soggetti sono sempre più sfumate. Quello che conta non è la lotta di genere, ma stabilire chi è dei due il più adatto a gestire il bambino. Se non si comincia a considerare i genitori come persone e non più in base al loro sesso, non ce la faremo. Dobbiamo adeguarci perché negli altri Paesi, molto più avanti di noi, questa situazione è stata ormai superata da tempo.

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