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Allattamento: l’esperienza di Giovanna

di Chiara Villa

La Redazione di Io le donne non le capisco si fa spesso portavoce di racconti ed esperienze che riguardano sia l’universo maschile che quello femminile, per conoscersi meglio e avere nuove consapevolezze che aiutino a crescere. Questa è la storia di Giovanna, neo-mamma e amica carissima di Sonia D’agostino. Giovanna ha voluto condividere con noi la sua esperienza con l’allattamento, per dare forza a tutte quelle donne che si sono o si troveranno nella sua situazione. Senza giudizi, solo condivisione. Ecco le sue parole.

 

“Questa mattina, ancora un po’ sonnecchiante, nello scorrere la bacheca di Instagram ho trovato un nuovo hashtag #breastfeedingmonth e ho scoperto che diverse donne raccontavano la loro esperienza con l’allattamento. Ho cercato un po’ sul web e sono venuta a conoscenza del mese della conoscenza e della consapevolezza sull’allattamento al seno materno.

L’argomento, per quanto mi riguarda, mi ha subito catturata e mi sono fermata a pensare alla mia esperienza, in particolare a questi ultimi tre mesi.

Eh già perché il 3 maggio è nata la mia prima figlia, Bianca, tanto amata e infinitamente desiderata.

La gravidanza è stata per noi (per me e il suo papà) un momento bellissimo, fatto di coccole, viaggi e aspettative, ma anche di tante paure e incertezze. Mi ricordo che il timore costante, per quanto mi riguardava, era il parto; i dolori che avrei potuto provare e quei discorsi sentiti da amici o conoscenti vari su infinite ore di travaglio: esperienze raccapriccianti che tutte, almeno una volta,  ci siamo sentiti raccontare.

 

Alla fine, Bianca è nata direttamente con un parto cesareo e io non ho avuto né modo né tempo di capire cosa stesse accadendo, so solo che non ho sofferto e che l’ho vista subito, bellissima, uguale al suo papà.

Ho provato ad allattarla appena l’ho avuta tra le mie braccia, intrepida nel voler vivere quel momento idilliaco tutto mio e suo. Avevo visto immagini bellissime di donne che allattavano, avevo letto e mi ero molto documentata sull’importanza del latte materno e del contatto tra la mamma e il piccolo, era tutto molto bello.

La realtà mi ha travolta immediatamente: di latte non avevo neanche l’ombra, neanche quel liquido che si chiama colostro così ricco di anticorpi e il dolore che provavo mi evocava solo sensazioni negative.

Sono state giornate difficili, mio marito ha subìto me, i miei sbalzi di umore, gli infiniti ormoni, i primi pianti di Bianca e i tanti pianti della sua mamma che si sentiva inadeguata e dolorante e mi è stato sempre vicino con quel modo così amorevole di comprendermi e rassicurarmi sempre. Il suo supporto è stato indispensabile.

Avrò detto mille volte di voler mollare e l’ho attaccata a me mille e uno volte.

Ho provato ogni tipo di rimedio, qualsiasi voi sappiate, io l’ho provato.

Ho consultato ostetriche, amiche, nonne…chiunque ne sapesse qualcosa.

Alla fine, è stato il tempo, e la nostra caparbietà a vincere. Dico nostra perché in realtà un giorno volevo mollare davvero, ho preso mezzo litro di latte di formula e ho preparato un biberon per ogni poppata del giorno. Quella giornata Bianca ha pianto tanto, più del solito, mi ha stretta forte, non voleva essere presa da nessuno, era un piccolo batuffolo avvolto in un fascio di nervi che si sono distesi solo quando ho ceduto e ho deciso di riattaccarla a me. Li ho capito che non avremmo ceduto.

Domani Bianca compie tre mesi, fa otto poppate al giorno che durano più di mezz’ora, anche e soprattutto la notte.

Ho stimato che passiamo, ogni giorno, circa cinque ore attaccate l’una all’altra, che a volte è scomodo, che quando siamo in aereo o in un bar mi sento anche un po’ in imbarazzo, che sicuramente preparare un biberon sarebbe molto più veloce; però sono i momenti nostri, quelli più belli, e lei mi sorride pure ogni tanto mentre ciuccia e nel farlo si confonde e si stacca ed è buffissima ma anche infinitamente dolce e io questo non lo cambierei per niente al mondo.

Ora io non voglio fare la moralista o l’integralista dell’allattamento o mettermi a fare lunghe disquisizioni  sul dover scegliere se allattare o meno, ne mi metto ad elencare tutti i benefici che ne derivino perché non mi compete.

Voglio solo raccontare quello che è successo a noi perché è stato difficile e magari una mamma si trova o si troverà nella nostra stessa situazione e troverà conforto e voglia di continuare con queste righe. Ecco questo vorrei”.

 

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