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Coppia e Terzo Millennio

di Loredana Petrone

Sabato 27 ottobre “Io le donne non le capisco” torna in diretta sulle frequenze di Radio Radio con un nuovo tema. Noi della redazione lo abbiamo sottoposto all’attenzione della nostra community, invitandola a una riflessione sui cambiamenti subiti dalle relazioni di coppia  in seguito all’affermazione crescente della parità dei sessi e al ruolo della donna fuori dal contesto familiare.

In questo articolo abbiamo voluto ascoltare anche il parere della Professoressa Loredana Petrone, Psicologa-Psicoterapeuta e Sessuologa.

 

“La natura umana era in origine unica e noi eravamo interi, e il desiderio e la caccia dell’intero si chiama amore”

Platone – Simposio

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una serie di profonde trasformazioni nei rapporti di coppia. Il modello tradizionale incentrato sul matrimonio è gradualmente entrato in crisi per vari motivi: l’emergere di una maggiore libertà sessuale; la crescente intolleranza verso i vincoli, gli obblighi, le formalità; l’emancipazione femminile con l’inserimento nel mondo lavorativo.

Nell’epoca moderna, infatti, il processo di adeguamento dei ruoli, nell’assetto sociale, culturale e lavorativo, ha portato a una “unisessualizzazione “. Il ruolo femminile non corrisponde più agli stereotipi dei nostri nonni, per cui i rapporti uomo-donna, donna-famiglia e donna-contesto lavorativo si sono evoluti e hanno trasformato la donna, la sua relazione all’interno della coppia e il suo ruolo in famiglia.

Essere uomo, essere donna

Per secoli il sesso femminile ha dato importanza all’uomo: il marito, l’amante, il protettore rappresentavano l’unica modalità di sopravvivenza. Ciò ha sempre comportato una condizione di dipendenza del ruolo femminile da quello maschile, delineando anche una sorta di creazione di un’identità surrogata. Oggi la situazione si è completamente trasformata, la donna è diventata artefice del proprio destino e non dipende più dall’uomo, in quanto autonoma.

Al di là dell’aspetto prevalentemente socio-economico, che sottolinea l’evoluzione di una figura maggiormente autonoma e indipendente rispetto a quella maschile, le donne, non più considerate solo un tacco a spillo, sono messe a dura prova dal trinomio amore – figli – carriera. In questo contesto, sembra non siano più disposte ad assumersi la responsabilità di un compagno o comunque di una situazione che possa porle in una condizione di rinuncia rispetto alla propria autorealizzazione. C’è anche da dire che difficilmente i nuovi nuclei familiari riescono a vivere con lo stipendio di un solo componente, come avveniva in passato. Adesso la vita è più cara e, molto spesso, diviene una necessità più che un privilegio.

Nel Terzo millennio ritroviamo una figura femminile molto più imponente delle donne del passato, poiché oltre a essere forte, è molto seducente. La donna manager, in tailleur e tacchi a spillo, realizzata su tutti fronti, suscita timore, invidia e rabbia negli uomini che hanno sempre visto l’essere “debole” attraverso gli stereotipi culturali del passato.

Dato che l’aggressività, la sicurezza e la determinatezza sono doti per secoli appartenuti agli uomini, la nascita di questa nuova figura, maggiormente perfezionista e che cerca di fare tutto e bene, non esitando di fronte alla realizzazione professionale, sembra suscitare dubbi riguardo alla possibilità di poter conciliare il lavoro con la famiglia. La donna viene considerata “arida” quando sceglie la carriera ai  figli. Ed ecco che qui sorgono i problemi. Gli uomini rivendicano i loro diritti in qualità di compagni di vita e criticano le proprie compagne nella modalità di trascorrere il tempo libero, nella mancanza e/o qualità dei rapporti sessuali e nella difficoltà a condividere passioni comuni.

Si può evitare il conflitto uomo/donna al fine di promuovere una coppia più solida?

Comunicando al partner le proprie necessità, il proprio malessere, i propri dubbi, si eviterebbero l’allontanamento e il conflitto. Una maggiore predisposizione all’ascolto, al venirsi incontro, attraverso lo scambio reciproco, comporterebbe il vantaggio della manifestazione della propria personalità, del proprio individualismo, pur rimanendo insieme.

La relazione amorosa è una scelta, ma è anche un impegno e, se vissuta come scambio, come arricchimento della propria affettività, come crescita comune, è manifestazione di un’autentica libertà.

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