Home Lei e lui Mai più femminicidi: il mio augurio per il 2018

Mai più femminicidi: il mio augurio per il 2018

di Marina Baldi

Finisce un anno, ne inizia uno nuovo, il 2018. Ora è solo un numero, nel quale sono racchiuse tutte le nostre speranze ed i nostri desideri, un numero al quale volgiamo lo sguardo sorridenti, come ogni anno, fiduciosi che tanti problemi troveranno una soluzione. Lo stesso vale per me, e ciò che mi aspetto da questo nuovo anno è qualcosa di nuovo, ma anche di vecchio. È qualcosa che non si potrà realizzare, ma per la cui realizzazione tutti lavorano e che tutti vorrebbero fosse realtà . Parlo della violenza intrafamiliare, quella che arma la mano di chi dovrebbe amarti e proteggerti ed invece ti considera un oggetto di proprietà che va annientato. Quello che oggi si chiama femminicidio, che, purtroppo, esiste. Molti Soloni della criminologia negano il termine, negano che questo fenomeno sia reale, asseriscono che non è in una unica direzione, ma che anche gli uomini siano spesso vittime delle loro compagne, cosa che certamente avviene, ma in misura così ridotta che la proporzione è schiacciante. Vuoi per ragioni di superiorità fisica, vuoi per retaggi culturali per i quali la donna è sottomessa all’uomo o per la crisi della famiglia dovuta certamente alla autonomia femminile, ma la proporzione tra i due fatti è 10-100-1000 a 1. E si cari Soloni, non volete chiamarlo femminicidio? Non fa nulla, chiamatelo come volete, ma non si abbassi la guardia su un fenomeno che ogni anno uccide più di 100 donne. Non è un fenomeno in crescita? Per fortuna, direi, ma sempre di più di 100 donne parliamo! Basta aprire i giornali o digitare si Google per vedere i volti di queste donne, i loro sguardi spesso tristi, i loro volti destinati ad essere dimenticati. Spesso dico ai convegni che ciò che mi rattrista sempre di più sia il fatto che nelle cronache leggiamo notizie del tipo: Uccisa la vittima numero 1 del 2017, e poi la seconda, la terza e così via. E più si va avanti con questa scellerata numerazione, più si dimenticano le storie, le identità delle vittime precedenti, si ricordano solo i casi di cui si è parlato di più, ma tanti, troppi volti e  storie si dimenticano.

Non abbassiamo la guardia e non diamo retta a chi nega che il femminicidio esista. Anche una sola vittima è un femminicidio, e l’unico vero grande augurio che posso fare a me stessa è di non trovare lavoro, il prossimo anno, per caso di delitti di genere.

Buon 2018.

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