Home Lei e lui Il Triangolo…SI! Oppure certe fantasie è meglio rimangano tali?

Il Triangolo…SI! Oppure certe fantasie è meglio rimangano tali?

di Pier Paolo Mocci

Un mio amico ha un problema e non lo invidio. La sua bellissima compagna, di circa dieci anni più giovane di lui e dalla quale ha già un figlio, ha accettato una proposta-shock: farlo in tre. Lei, lui e un’altra. Con il beneplacito di lei sulla scelta dell’altra che, a sua volta, dovrà ovviamente accettare (ignoro le modalità di organizzazione di un evento del genere e il conseguente accordo tra le parti). Quando Mario – useremo questo nome di fantasia – mi ha rivelato questo “segreto inconfessabile”, io ho sgranato gli occhi complimentandomi immediatamente, come se avesse vinto qualche cosa, mal celando anche un pizzico di invidia: quale uomo non sogna, almeno una volta nella vita, di fare l’amore con due donne nello stesso momento? È la fantasia erotica per eccellenza di noi maschi, banali esseri umani di stampo infantili, che – in età adulta – abbiamo sostituito il sesso ai Lego e ai PlayMobil, posizionandolo ai primissimi posti dei piaceri della vita (dopo il calcetto e, a scelta, tra la Champions League e la carbonara).

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Tornando a Mario, la cosa che mi colpì fu il suo essere frastornato: anziché dimostrare soddisfazione e pregustarsi una serata ad alto tasso erotico, si rivelò seriamente preoccupato e nervoso. Come mai lo avevo visto da prima della semifinale contro il Liverpool, persa dalla Roma lo scorso anno in Champions. E pensare che fu proprio Mario a proporre il ménage à trois, pochi mesi fa, alla sua quasi moglie. Una confidenza che la sua compagna, che chiameremo Francesca, ha deciso incredibilmente di esaudire come regalo per i suoi, di lui, 50 anni. “Cosa vuoi per regalo, amore, per il tuo compleanno?”. Mario prese tempo, e mi mandò -in una caldissima notte di luglio – un whatsapp vocale che ancora conservo. “Io ci provo, glielo chiedo, la butto lì, alle brutte mi sorride e dice di no…”. Fui il primo a saperlo, non dico della risposta, ma della domanda. Domandare non è lecito manco per niente, dissi tra me e me. “Sei un pazzo”, risposi subito ma cancellai e presi tempo. Dopo mezz’ora dalla spunta blu, ai suoi puntini sospensivi e interrogativi pressanti, dissi la mia, buttai lì quell’incitamento apache tipicamente romanocentrico, assolutamente privo di senso, se non volto ad esaltare una scelta altrui spesso impavida, foraggiandone il coraggio: “Daje tutta Ma!”.

Quello che si sono detti Mario e Francesca in tutte queste settimane lo sanno solo loro. Fatto sta che Mario, oggi, anziché essere l’uomo più felice del mondo è un uomo qualunque di mezza età, sicuramente di successo e piacente (e un po’ piacione), ma divorato da dubbi, ansie da prestazione, sensi di colpa, e nella fattispecie paura nel vedere la sua futura moglie divertirsi con un’altra persona. Il tutto per amore di lei verso di lui. Perché lei è pronta ad esaudire un suo desiderio recondito. “Io le donne non le capisco”, mi ha detto l’altra sera Mario poco prima di iniziare l’asta del fantacalcio. “Ma ti pare che mi avrebbe risposto di sì… Lei è pazza”. Facendo ovviamente ricadere la colpa su di lei. Forse certe fantasie dovrebbero rimanere tali, pensavo mentre annuivo. A chi non provocherebbe imbarazzo vedere la propria donna fare sesso con un’altra persona, uomo o donna che sia?

 

“Tu lo faresti?”, mi disse guardandomi dritto negli occhi riferendosi al suo dilemma, mentre gli altri giocatori erano convinti stesse parlando di CR7 (qualcuno rispose “sì”, pensando se valesse la pena spendere tutto il budget per il fenomeno…). Io invece presi tempo, e mentre il tavolo da gioco alzava la posta per un modestissimo centrocampista del Genoa dal nome impronunciabile, Mario mi guardò rilanciando forte, all-in, tutto su Ronaldo, assicurandoselo per una cifra fuori dalla grazia di Dio, lasciando un po’ tutti noi sgomenti per la sua eccessiva protervia, quasi volesse dimostrare altro.
“Non so se mi piacerebbe, idealmente sì, razionalmente no”, ma lo dissi solo a me stesso. Perché le conseguenze possono essere disastrose, specie se il gioco viene fatto sul serio e comincia a diventare una cosa riuscita. Il rischio è che possa funzionare per un piacere oltre ogni previsione. E se diventasse un vizio? E se ti lasciasse per lei? E se poi, un giorno, il gioco continuasse senza di te, mentre tu magari sei fuori a Vicenza in viaggio d’affari?
Credo siano queste alcune delle domande che affollano la mente di Mario. E ormai anche la mia. Anche se io, per fortuna, certi problemi non ce li ho.

 

Ho riflettuto in questi giorni sul mio incosciente e fuorviante “Daje tutta”, evidentemente troppo enfatizzante. Pochi giorni fa ho cercato di parlare con Mario, attraverso un messaggio riparatore, ma credo di aver peggiorato le cose: “A Ma’ certe cose si fanno tra sconosciuti o con le “trombamiche”. Con tua moglie, madre dei tuoi figli, meglio di no… Trovatene altre due”. Mario ed io non ci sentiamo da una settimana. Dopodomani è il suo compleanno.

Chissà se…

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