Home Lei e lui La lettura del pensiero altrui, i pregiudizi e la comprensione reciproca

La lettura del pensiero altrui, i pregiudizi e la comprensione reciproca

di Maria Fabia Simone

Cosa succederebbe se si fosse in grado di leggere nel pensiero il proprio partner?  È questa la domanda da cui è partita la puntata di sabato 13 aprile di “Io le donne non le capisco”, che ha visto la presenza in studio di Ezia Modafferi Baronio, Pr e moglie dell’ex calciatore Roberto Baronio, e di Marilena Nanni, medico estetico e moglie dell’ex centrocampista, Daniele Franceschini.

Tra intermezzi musicali del Maestro Alberto Laurenti e interventi comici di Gianfranco Finocchi, in arte Gianfranco Phino, capace di imitare i diversi accenti delle varie zone d’Italia, la conduttrice Sonia d’Agostino, insieme alla sua immancabile spalla destra Loredana Petrone, si è confrontata con le sue ospiti sulle conseguenze che causerebbe nelle coppie l’eventualità di sentire i pensieri reciproci, proprio come succede a Mel Gibson nel celebre film “What women want – Quello che le donne vogliono”.

In studio, ma anche tra gli ascoltatori e gli utenti della community social di “Io le donne non le capisco”, l’opinione comune è che ciò distruggerebbe le relazioni, aumentando conflitti e incomprensioni che renderebbero la vita di coppia insostenibile, una guerra di accuse da cui il rapporto ne uscirebbe frantumato.

Ma c’è anche una visione più positiva di questa eventualità, quella di Phino che suggerisce un’altra chiave di lettura, sostenendo che ciò permetterebbe di far emergere “i motivi dei litigi, le incomprensioni, quei pensieri che non si dicono”. Un’affermazione che conduce lo studio verso riflessioni più profonde relative ai dubbi che genera la prospettiva di entrare nella testa della persona amata, alla paura di scoprire che il cuore di chi ci sta accanto sia “rivolto verso un’altra direzione”, come confessa il Maestro Laurenti, o che venga fuori il “dissenso”, il “non essere riuscito ad appagare il profondo dell’entità che mi è accanto, che magari me l’ha nascosto per una forma di rispetto oppure che ha provato invano a dirmelo con qualche messaggio sottile”, così come invece rivela sempre il comico.

Un tema quello del sondaggio lanciato sui social durante il corso della settimana che, da una parte, si presta bene a battute e sorrisi, dall’altra apre la strada a considerazioni sulla complessità dei rapporti di coppia, così come fa ben notare la psicologa Loredana Petrone.

“La dimensione del dissenso è un concetto che mi piace molto. Noi, per esempio, spesso parliamo di tradimento, di corna. Penso che quelle si possano superare, poi però ci sono i tradimenti emotivi che sono insuperabili, che riguardano il profondo, quelle dimensioni che non vengono condivise, perché noi spesso non riusciamo a comunicare. In generale noi riusciamo a raccontarci forse al venti percento. È come se fossimo un iceberg, la parte che appare è minima rispetto a quella che soggiace, quindi viviamo di aspettative. Ma se non si comunica al proprio partner il proprio vissuto, come ci si sente, l’altro non può averne una lettura”

E proprio a proposito della lettura delle situazioni e della vita che scorre, la dottoressa Petrone invita tutti a non lasciarsi condizionare dagli stereotipi che, spesso, generano idee incongrue e non corrispondenti alla realtà. Così come accade quando si associano, in automatico, le compagne dei calciatori a un prototipo preciso di donna (modella, velina, etc..), che focalizza la sua vita sull’estetica e sul successo dell’altro.

E a confermare che si tratti di un luogo comune sono le storie delle due ospiti che, nel corso della diretta, condividono le loro personali esperienze, raccontando dei loro percorsi professionali (Ezia Baronio ha un’agenzia di organizzazione eventi e di pubbliche relazioni, Marilena Nanni è un medico estetico) che si sono sviluppati indipendentemente dalla carriera calcistica dei loro rispettivi mariti, rifiutandosi così di essere semplicemente le “fidanzate o mogli di”. E a rompere i cliché non è solo il loro curriculum, ma anche la loro amicizia che dura da sedici anni. Un rapporto che si è consolidato nel tempo, dimostrando non solo che la competizione non è connaturata al mondo femminile, ma che l’amicizia è un valore che appartiene a tutti gli ambienti che ci si trova a frequentare, anche quello calcistico.  Ma, ribadiscono le due donne, ciò che conta è avere la capacità di riconoscerla e l’intelligenza di distinguere i rapporti di interesse da quelli sinceri. Insomma, al di là dello status sociale, occorre discernere “le amicizie” dalle “conoscenze” e valorizzare le relazioni orientate alla collaborazione, alla condivisione dei problemi.

Una dimensione che sembra appartenere più agli uomini, dotati maggiormente di spirito di squadra, come fa notare Sonia d’Agostino, che ci tiene a ribadire l’importanza per le donne di andare oltre la competizione tra loro allo scopo di “creare una forza capace di cambiare ciò che non funziona o che funziona male nella società odierna”.

La puntata scorre veloce tra imitazioni, aneddoti, musica e poi si arricchisce di tre collegamenti telefonici. Il primo è quello con la cantante Marcella Bella, alle prese con i preparativi di un evento al Teatro Brancaccio organizzato per celebrare i suoi cinquant’anni di carriera. Un traguardo che pochi artisti possono vantare e che la Bella ha deciso di festeggiare portando sul palco tutto il suo repertorio musicale, accompagnata da “25 elementi di orchestra, dagli archi, da una sezione di fiati, da due pianoforti, tre coriste e da due guest star”, di cui però rivela solo che, per sua scelta, saranno donne.

E nel parlare di questa serata che la aspetta, non esita a confessare la grande emozione che prova nel ripercorrere tutto il suo percorso artistico, in cui ha avuto un ruolo importante suo fratello, Gianni Bella, che per lei ha scritto numerosi pezzi, alcuni rimasti, purtroppo, poco conosciuti perché parti integranti di interi album.

Ma il suo intervento non si limita all’ambito musicale, tocca il controverso quesito da cui è partita la puntata. E su questo l’artista non ha dubbi:

“Ci sarebbero dei grossi problemi se ognuno di noi potesse leggere nella testa degli altri. Io posso dire questo: riesco già a farlo con alcune persone perché ho un intuito tutto mio, iperfemminile e quindi con le persone che conosco bene, mi riesce bene. Capisco quando dicono una cosa e ne stanno pensando un’altra, o quando stanno dicendo una bugia. È vero che non siamo tutte uguali, ma a me basta guardare una persona negli occhi per capirne l’indole, la personalità, che è la cosa più importante. Le donne hanno un intuito particolare per cui riescono a capire e percepire anche il non detto, in questo sono facilitate rispetto agli uomini.”

Le parole di Marcella Bella echeggiano insieme alle sue canzoni intonate dal Maestro Laurenti e restano in studio fino al successivo collegamento, quello con Salvo Sottile, che si definisce un “dispensatore di storie”. Attualmente impegnato con la conduzione di due programmi Rai, “Mi manda Rai Tre” nella fascia mattutina, e “Prima dell’Alba”, in seconda serata, confessa subito di avere gli orari scombussolati proprio a causa della sua trasmissione notturna, tanto da fargli avere la sensazione di “vivere a Roma con il fuso orario di Hong Kong”. Ma malgrado ciò, è un lavoro a cui il giornalista e conduttore siciliano appare particolarmente legato.

“È un viaggio che dura idealmente quarantacinque minuti in tutta Italia e si conclude prima dell’alba, un’alba che registriamo sempre in una città diversa tutte le notti. Racconta un po’ la notte, che, secondo me, è un mondo che non è stato mai raccontato abbastanza. Lavori notturni, il modo in cui la gente vive la notte, trasgredisce, cerca di trovare un senso alla vita che fa di notte, quelli che si nascondono perché magari di giorno magari non si vedono. Quelli che hanno un disagio, quelli che si divertono solo nel vivere la notte nella loro solitudine, nella loro speranza”

E quando viene interpellato sulle difficoltà maschili di comprendere l’universo femminile, Sottile non si tira indietro e condivide, senza remore, la sua visione in merito:

“La Fallaci diceva sempre “La donna è un’avventura che non finisce mai”.  Questo un po’ è vero. Io non è che non le capisca, cerco di farlo da una vita, da quarantasei anni, ma non ci sono riuscito. Questo mistero che racchiude le donne è qualcosa che ti porta a scoprire la loro autenticità. Ma è anche il fatto che abbiano occhi dappertutto. Io, per esempio, nelle redazioni che ho nei miei due programmi, ho praticamente solo donne. La mia è stata proprio una scelta perché hanno un punto di vista diverso che mi intriga, che mi spinge a cercare un punto di vista originale che magari io, da uomo, non ho. Della donna mi affascina la sua curiosità, la sua imprevedibilità, il suo sesto senso, è qualcosa che hanno in più degli uomini, anche se può sembrare un luogo comune. Forse tutto questo nasce da un senso atavico della protezione, del badare a se stesse, dell’essere mamma della Vita, delle cose”

Ma le sue considerazioni si estendono agli uomini di oggi che, a suo parere, sono spaventati dalla figura femminile. Una paura che, aggiunge, “ha a che fare con il turbinio di luoghi comuni che gli uomini e le donne si portano dietro. Oggi c’è il sentire comune che la donna debba “acchiappare” il calciatore se è bella, se fa la velina e tutto il resto…Invece quello che forse si sta perdendo di vista è il sentimento dell’uomo, le piccole cose e il sentimento della donna, cioè il fatto di fare un pezzo di strada insieme soltanto perché si vuole condividere qualcosa, perché si sta bene, perché l’uno dà qualcosa all’altro. E questo non è qualcosa di materiale, ma di profondo, di autentico. E quindi si sta perdendo di vista il valore delle cose vere, che sono quelle che fanno battere il cuore, che sono uniche e rimangono nel tempo”

Le parole di Salvo Sottile si rivelano il giusto aggancio per il collegamento con la consulente di immagine, Elisa Bonandini, autrice del libro “Smart Beauty”, una sorta di guida pratica finalizzata a sviluppare nelle persone “una bellezza più consapevole, una bellezza non omologata su modelli irraggiungibili o stereotipi”, per usare le sue stesse dichiarazioni.

“Noi donne tendiamo a essere un po’ vittime delle mode, delle tendenze, ma non a tutte stanno bene le stesse cose, quindi conoscere i colori che esaltano il nostro incarnato, i tagli o le linee che si armonizzano con le nostre forme del corpo, i tagli di capelli o gli stili di make-up che si armonizzano meglio con le geometrie del nostro viso, sapere tutto questo fa la differenza (…) Sicuramente il mio primo consiglio è smettere di pensare che solo omologandoci ai modelli di riferimento delle pubblicità, della moda, si possa essere belle e attraenti perché, tra l’altro, è una rincorsa un po’ frustrante verso qualcosa che è comunque irraggiungibile. Per me è nell’imperfezione, nella naturalezza, nella nostra empatia e umanità che risiede il nostro carisma. Siamo chiamati a lavorare con quello che abbiamo, cercando di valorizzarci oggettivamente. Volersi omologare va a discapito del proprio carisma e della propria personalità.”

E conclude invitando tutti gli ascoltatori, in particolare il pubblico femminile, a ritrovare l’aspetto ludico del vestirsi, concentrando “tutta l’energia che di solito si focalizza su quello che non ci piace della nostra immagine, su quello che invece di bello abbiamo, cercando di valorizzarlo, anche se non corrisponde ai canoni estetici imposti dalla società”.

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