Home Le nostre rubricheC'eravamo tanto amati Occhio ai matrimoni “di comodo”, ma non roviniamoli per i nostri interessi

Occhio ai matrimoni “di comodo”, ma non roviniamoli per i nostri interessi

di Gian Ettore Gassani

E’ innegabile che l’istituto del matrimonio nel nostro Paese, soprattutto negli ultimi decenni, sia stato usato e abusato anche per motivi diversi dall’amore.

Ci si può sposare per interesse, magari per non restare da soli e in alcuni casi anche perché l’orologio biologico dice che è passato il tempo ma ci sono casi in cui i matrimoni arrivano solo per acquisire la cittadinanza italiana.

Questo istituto sana tante cose e tra queste c’è anche la necessità di acquisire i diritti civili. La via più breve e veloce per ottenerli in Italia è proprio il matrimonio che ti consente di averla riconosciuta dopo appena due anni dalla data di celebrazione se ci si trova in Italia altrimenti, qualora la coppia viva all’estero pur essendosi sposata nel nostro Paese, ci vogliono 3 anni. Val bene ricordare che la cittadinanza italiana può essere revocata in caso di commissione di reati o se, nel frattempo in questi 2 o 3 anni, sia intervenuta una separazione legale dei coniugi. Sono dunque numerose le questioni al centro del dibattito tra gli addetti ai lavori: su tutti l’acquisire la cittadinanza italiana e soprattutto altri diritti come per esempio l’essere coniuge, diventare erede, avere una pensione di reversibilità o una quota del trattamento di fine rapporto in caso di separazione e tutto questo fa sorgere nuovi diritti. Le cosiddette “nozze di convenienza” sono sempre state viste in malo modo e la pensione di reversibilità indubbiamente è una delle cause di maggiore perplessità. Mi riferisco a quei matrimoni tra un ottantenne e la badante di 25 anni: quando l’anziano verrà a mancare la badante magari per altri 50 anni percepirà una pensione e questo peserà sulle casse dello Stato.

Ecco perché spesso i parenti tendono ad evitare nozze di questo tipo, in certi casi è stata la stessa Procura della Repubblica a bloccarle perché si era paventata l’ipotesi di una circonvenzione di persone incapaci oppure questo anziano aveva già dilapidato una fortuna senza dare segnali di equilibrio psichico. Spesso però accade che l’anziano è assolutamente capace intendere e volere e sono i figli a voler intervenire solo perché interessati all’eredità. Molte volte i cosiddetti figli-canaglia, pur di non occuparsi dei genitori, prima li abbandonano lasciandoli proprio nelle mani delle badanti e poi, per motivi di interesse, si rivolgono agli avvocati scatenando l’inferno. Personalmente ritengo che il matrimonio sia una scelta libera e d’amore salvo che non ci siano risvolti penali o l’approfittarsi di uno stato di deficit psichico: ognuno ha il diritto di fare della propria vita e dei propri soldi ciò che vuole pertanto, se un anziano è solo ed è stato abbandonato, viva la vita come gli pare e nessuno intervenga a rovinare i piani.

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