Home Lei e lui “Uccise Olga in preda a tempesta emotiva”: torna il delitto d’onore.

“Uccise Olga in preda a tempesta emotiva”: torna il delitto d’onore.

di Marina Baldi

Non è cosa da poco avere la fortuna di annoverare Marina Baldi – genetista forense che collabora in numerosi procedimenti giudiziari – fra le persone che collaborano a realizzare i contenuti del blog Io le donne non le capisco. In questo articolo, faremo chiarezza sulla sentenza che ha dimezzato la pena all’assassino di Olga, uccisa per mano del suo fidanzato Michele Castaldo.

L’omicidio

Chissà se Olga avrebbe mai potuto immaginare che la sua vita sarebbe finita a soli 46 anni, per mano di chi diceva di amarla, a causa di una tempesta emotiva? Chissà se ha mai pensato che un sentimento, per quanto irruento, potesse essere giustificazione per un omicidio efferato e tanto violento da parte di un uomo che conosceva da poche settimane? Lei, Michele voleva lasciarlo, perché nonostante la brevissima relazione, aveva capito che l’uomo fosse troppo geloso e non sopportava quel comportamento prevaricante e violento. E Michele tre anni fa l’ha strangolata, a mani nude, poi è tornato a casa e ha tentato il suicidio. Sotto l’effetto di “una soverchiante tempesta emotiva e passionale”, secondo quanto indicato dalla stampa in questi giorni.

La legge è uguale per tutti?

Chi è l’assassino di Olga?

Michele Castaldo in primo grado fu condannato a 30 anni di reclusione, grazie al rito abbreviato, che commuta la pena dell’ergastolo a quella di 30 anni. Ora, in appello, la pena è stata ridotta a 16 anni di reclusione. Certamente una condanna  così ridotta ha motivazioni procedurali ben precise, quali la scelta del rito abbreviato (che a mio parere non dovrebbe proprio essere una opzione per alcuni tipi di reati) che riduce  la pena di un terzo in aggiunta alla compensazione tra le  attenuanti generiche ed le aggravanti, che hanno portato la condanna a 24 anni e di nuovo lo “sconto” di un terzo che quindi a fatto giungere il periodo comminato a 16 anni.

Quali sono state le “attenuanti”?

Le attenuanti che sono state valutate sono la confessione dell’imputato e questa sorta di “raptus”, termine giustamente eliminato da tempo dalle consulenze tecniche, uno stato emotivo, dovuto “a causa delle sue poco felici esperienze di vita” (l’assassino era in cura in un Centro di Igiene Mentale ed aveva già tentato due volte il suicidio) che avrebbe portato il Castaldo a provare questa folle gelosia che la corte definisce immotivata, ma “inidonea a ad inficiare la sua capacità di autodeterminazione”. Quindi l’uomo era capace di intendere e volere al momento dei fatti, ma sconvolto dalla tempesta emotiva che quindi è stata considerata una attenuante.

Chi era Olga?

Olga, di origine moldava,  aveva una figlia di 16 anni, adottata proprio in Moldavia quando ne aveva 5, e ora questa ragazzina paga di nuovo  le conseguenza di vicende drammatiche di cui è vittima: è lei la persona condannata all’ergastolo, quella che non potrà mai più avere la stessa vita e non certo per sua volontà.

Le sentenze, è vero, si devono rispettare, ma in questo caso sembra riaffacciarsi in modo sinistro il periodo oscurantista del “delitto d’onore”, norma vergognosa che è stata abolita solo nel 1981 che giustificava alcuni delitti passionali.

Leggeremo con attenzione le motivazioni, ne discuteremo con giuristi e con chi sentirà il bisogno di esprimere un parere sulla vicenda. Io al momento sento solo il bisogno di chiedere scusa ad Olga e alla sua famiglia, per questa mancanza di rispetto dal punto di vista umano.

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