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Se fossi donna per un giorno

di Pier Paolo Mocci

Il 6 ottobre “Io le donne non le capisco” torna sulle frequenze di Radio Radio con un quesito a cui sembra facile replicare, ma che invece si apre a diverse riflessioni. E noi della redazione abbiamo voluto dare spazio a una risposta tutta al maschile.

“Ringrazio Dio di non avermi fatto nascere donna. Avrei passato tutto il giorno a toccarmi le tette!”. L’adagio, se così si può definire, è di Woody Allen. Ovvero del maestro assoluto della commedia brillante, della scrittura caustica, ironica, un po’ british e decisamente scorretta. Perché Woody Allen attore si può discutere, il regista anche, lo scrittore e lo sceneggiatore no. In ogni film di Woody Allen c’è almeno una frase che abbiamo sentito sulla nostra pelle, o vissuto anche solo cerebralmente. E la mia è, evidentemente e istintivamente, questa.

Quando la redazione di “Io le donne non le capisco” mi ha chiesto di scrivere una riflessione sul tema, non ho avuto tentennamenti: cosa faresti se una mattina ti svegliassi donna? Domanda bellissima e difficilissima. E quella delle tette è solo la risposta più ovvia e immediata per “buttarla in caciara”, per alimentare quello stereotipo del maschio fissato con i seni (grandi) delle donne. Effettivamente un po’ è così, la fissa delle tette ce l’abbiamo. L’ha sancito Freud, pare sia una cosa materna. Anche se per me non è  affatto una cosa materna ma solo erotica, molto erotica, ma non voglio discutere Freud e mettere in discussione un padre eterno della psicanalisi, sarei presuntuoso.
Ovviamente il tema è serio, ma non serioso, e devo forse cercare di non parlare solo per me, ma di intuire quello che alcuni miei colleghi maschi potrebbero pensare di fare, o di essere, in un giorno da donna.


Svegliarsi donna significa intanto svegliarsi molto presto e cominciare a lavare e lavarsi, preparare la colazione, svegliare i figli, poi il marito, ancorché accudire un eventuale cane (che però porterebbe mio marito o il mio compagno a fare i bisogni). Quindi prepararsi tecnicamente per la giornata, elmetto e carta di credito (la sua): spesa, lavoro, prendere i figli a scuola, portarne uno a catechismo e l’altro a tiro con l’arco, ritirare le bomboniere per la festa del cugino Luca, passare a trovare mamma in riabilitazione, farsi capire dalla badante russa senza ricorrere a gesti apotropaici, tornare a casa, lavarsi, riprendere i figli, preparare la cena, far fare i compiti ai bimbi, aprire al citofono al marito che torna stanco dal lavoro, cenare tutti insieme sorridendo, mettere i piccoli a letto… Per poi stramazzare sul divano senza poter indossare un indumento sexy sotto il pigiamone per la mancanza oggettiva di tempo. Alle 22.43 di quel giorno da donna, io collasserei. Sostanzialmente – minuto più, minuto meno – mentre Floris, il martedì, si collega con Pagnoncelli per il sondaggio sulle pensioni.

Se la donna in questione avesse circa 35-40 anni e non avesse marito e figli, forse mi sentirei più libera di vivere per un giorno la mia femminilità. Potrei correre il rischio di essere complessata per non avere marito e figli a 35-40 anni. Allora, se potessi essere donna per un giorno, forse sceglierei l’ipotesi “single 43enne”, scavallando del tutto il dilemma matrimonio e maternità. Se fossi donna 43enne single e pensassi come Wooy Allen, cioè come me da maschio oggi, sarei probabilmente lesbica, per fare l’amore con una donna evitando il trauma della penetrazione. Più in generale credo sia difficile, da donna etero e magari anche piacente, avere accanto un tipo mediamente goffo e grossolano, che dice cose per fare il figo e pensa solo al sesso. Lo sgamerei facilmente. Mi danno fastidio, da uomo, gli uomini che ci provano facendo finta di non farlo. Un po’ come un attore che recita cadendo nel meccanismo della finzione.

Se fossi una donna etero 43enne single, uscirei con pischelli di 28-30 anni pronti per abdicare al matrimonio e alla famiglia, facendo loro capire – in un modo piacevole – che il matrimonio e la famiglia sono impegni importanti, sottovalutati dalla massa, troppo spesso presi alla leggera. Perché i traumi infantili e le crisi di coppia distruggono le persone e spesso provengono da figli messi al mondo troppo frettolosamente o da matrimoni riparatori.

Oddio, non volevo metterla così “pesante” la cosa. Meglio parlare di tette grandi allora.

Se fossi una donna per un giorno sarei una stronza e cazzuta manager con il gusto di mettere tutti a bacchetta, per il desiderio recondito di far soffrire l’uomo per i disastri che ha perpetrato all’umanità, dall’Olocausto alla sua continua e maledetta sete di potere e sopraffazione. Se fossi una donna mi piacerebbe essere Michelle Obama: nera, con i seni grandi e sempre sorridente.


Amo le donne, le amo tutte, anche quelle che non conosco. Perché portano addosso il peso del mondo: avere a che fare con noi maschi. Gente spesso di media statura e neanche palestrati propensi al litigio, alla  competizione, alla vittoria a qualunque costo e allo scettro del potere. Mentre le donne, tornano uomo per sempre, seppur con i loro difetti, sanno accontentarsi di una cofana di sushi, un filo di perle e mascara come se piovesse. Le donne sanno come rendere tutto più leggero.

Io le donne non le capisco a volte, ma le adoro sempre.

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