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Un minuto di raccoglimento per Bill

di Francesco Pessa

Ormai lo sappiamo tutti: Trump ha vinto. Hillary ha perso. Donald e Hillary, una sfida che sembrava scritta per questo blog.
Decine di analisti prima del voto ci hanno raccontato la favola del primo presidente donna nella storia degli Stati Uniti e dopo hanno tentato di spiegarci come sopravvivere a un’epocale figura di merda.
Ma una battaglia così feroce non poteva che lasciare dietro di sé vittime, dolore e disperazione. Nessuno ha speso una parola per consolare lui, il vero sconfitto di queste presidenziali: William Jefferson Clinton, detto Bill.
C’è solo una cosa al mondo più pericolosa di una donna delusa e incazzata: Hillary Clinton delusa e incazzata. Se prima del voto il livello di guardia raggiungeva la soglia “Anna Maria Franzoni”, da qualche giorno siamo ufficialmente in zona “Armageddon”.
Povero Bill. Dal giorno del voto secondo Forbes è l’uomo meno invidiato del mondo, posizione occupata da anni da Silvio Berlusconi grazie al contributo di Francesca Pascale. Diciamo la verità: Bill pregustava 4 anni di libertà. Hillary impegnata a parlare di cambiamenti climatici al G8 e di politiche economiche, mentre lui, Bill, sereno, sul divano, a guardarsi il Superbowl secondo lo schema classico “canotta & birra”.
Ma il destino ha scritto una storia diversa per lui. Da oggi in poi, ogni santo giorno, Bill-gazzella si sveglierà sapendo che dovrà correre più veloce di Hillary-IenaAttaccataAiMaroni.
E poi diciamoci la verità. Come prima Presidente Donna (o Presidentessa, che non si offenda la Boldrini) la Storia si merita qualcosa di più di Hillary Clinton.
Magari Michelle Obama.
P.S. I prossimi 4 anni di Bill io li immagino così:

di Francesco Pessa
Esperto di marketing e comunicazione istituzionale e d’impresa
Osservatore di fenomeni sociali

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