Home Lei e luiCoppia e Famiglia LOVE BOMBING: INONDARE “D’AMORE” PER CONTROLLARE IL PARTNER

LOVE BOMBING: INONDARE “D’AMORE” PER CONTROLLARE IL PARTNER

Impara a riconoscere il love bombing messo in pratica dai narcisisti, scopri le fasi di questa tecnica manipolatoria per evitare di diventare una vittima.

di Loredana Petrone

Il 25 novembre durante la diretta di Io le donne non le capisco abbiamo parlato di come poter agire proattivamente per combattere la violenza di genere e abbiamo cercato di fare divulgazione per aiutare vittime o potenziali tali per cercare di aiutare a riconoscere alcuni atteggiamenti tossici che spesso sfociano in violenza psicologica e fisica. La dottoressa Petrone, psicologa e psicoterapeuta, in particolare ha parlato del fenomeno del LOVE BOMBING.

Il love bombing, espressione inglese che letteralmente significa “bombardamento d’amore”, è una tecnica manipolatoria tipica dei narcisisti.

Con love bombing ci si riferisce a una serie di manifestazioni deliberate di amore, ammirazione e affetto, elargite con eccessive attenzioni ed elevata intensità, che vengono messe in atto da un narcisista verso la sua vittima, tipicamente in una relazione di coppia, ma non solo.

A descrivere le dinamiche della violenza di genere è stata la psicologa Lenore Walker nel 1979, teorizzando l’esistenza di quattro fasi della violenza che si ripetono ciclicamente: la fase della tensione, l’esplosione della violenza, il pentimento e la falsa riappacificazione o la cosiddetta “luna di miele”. Queste fasi si alternano ciclicamente tra loro e non fanno altro che portare la donna all’interno di una spirale di sofferenza e confusione senza fine. Nella prima fase della tensione l’uomo maltrattante inizia ad accumulare una tensione interna che cresce sempre di più, le violenze maggiormente agite sono di natura verbale e psicologica, volte alla svalorizzazione della donna. L’ambiente diventa sempre più teso a causa dei frequenti litigi e emergono i primi tentativi di limitare la libertà della vittima, cercando di interferire con la sua rete sociale e lavorativa, così da aumentare in essa il senso di dipendenza soprattutto psicologica. In questa fase si crea una condizione in cui il partner maltrattante sente questa tensione crescere dentro di lui e fatica a mantenere il controllo ritenendo la vittima la responsabile di questo suo stato. I litigi, seppur all’apparenza banali, i silenzi punitivi aumentano sempre di più, dando così inizio alla seconda fase del ciclo della violenza, cioè la fase dell’esplosione. In questa seconda fase iniziano le prime violenze fisiche, fino ad arrivare, nei casi più estremi, alla violenza sessuale o all’uccisione della donna; questa fase ha una durata imprevedibile e variabile in quanto dipende dalle caratteristiche del maltrattante.
La vittima si troverà in una condizione di impotenza e di paura che l’affonderanno ancora più nel baratro della sofferenza e dell’umiliazione. Si passa poi alla fase del pentimento, nella quale il partner violento si scusa con la vittima per quanto successo, cercando di minimizzare le sue azioni aggressive e tentando di attribuire parte della responsabilità alla donna maltrattata o a cause esterne (ad esempio un momento difficile sul lavoro).
Questa dinamica amplifica nella donna il senso di colpa e per evitare di incorrere nuovamente in una situazione di questo tipo, deciderà di impegnarsi nel cambiare il proprio atteggiamento, ponendosi in una posizione di vittimismo. La quarta ed ultima fase del ciclo è la fase della riappacificazione o anche conosciuta come fase della “luna di miele” nella quale si instaura nel partner la paura di perdere la propria compagna e per questo inizierà a mettere in atto comportamenti amorevoli, gentili e premurosi dando nuovamente inizio ad una vera e propria fase di corteggiamento; questa fase viene definita anche “love bombing” proprio perché viene attuata una vera e propria manipolazione psicologica e la partner di fronte a questi gesti eclatanti inizia a credere che la relazione possa prendere una direzione diversa e quindi ripristina la speranza illusoria che le cose possano andare bene.
Una volta che la situazione si è stabilizzata, il ciclo della violenza ricomincia da capo, aumentando di volta in volta il grado di frequenza e l’intensità dei comportamenti che caratterizzano ogni fase. Le conseguenze sulla vittima di violenza domestica sono molteplici, accade che le donne a seguito dei fatti violenti a cui sono sottoposte sviluppano forme di depressione, un abbassamento dell’autostima e la perdita di fiducia in sé stesse e anche nell’altro, stati di ansia e di allerta ricorrenti, autolesionismo e tentativi di suicidio e anche una difficoltà generalizzata nella gestione dei propri figli. Le mura domestiche diventano così un palcoscenico di violenze e sofferenza, venendo meno al suo ruolo di base sicura e luogo di protezione, coinvolgendo non solo la diade relazionale, quindi i due partner, ma anche i propri figli, vittime anche loro di maltrattamento.
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