Home Le nostre rubricheIl diario di Sonia 8 marzo: cosa c’è da festeggiare?

8 marzo: cosa c’è da festeggiare?

di Sonia D'Agostino

Non ho mai amato tanto la festa della donna e soprattutto, allo stato attuale delle cose, penso ci sia poco da festeggiare. C’è bisogno di una rivoluzione culturale, le donne si laureano di più e molto spesso con voti nettamente superiori rispetto agli uomini, ma la maggior parte di esse sono comunque escluse dai vertici della vita sociale, economica e politica.

In un recente report dell’ONU viene denunciata questa disparità sottolineando invece che un maggiore coinvolgimento del genere femminile nel mercato del lavoro porterebbe vantaggi per 5.800 miliardi di dollari (5.182 miliardi di euro) diminuendo del 25% le disuguaglianze entro il 2025. C’è anche da dire che la maggior parte delle donne che non lavorano non lo fanno per scelta, ma per barriere culturali e non. La partecipazione femminile nel mercato del lavoro a livello globale è del 49%, circa 27 punti percentuali in meno degli uomini ed il trend 2018 non sembra prevedere cambiamenti. Inoltre le donne spesso lavorano più ore senza retribuzione per la cura dei familiari e quando invece il lavoro è “ufficiale” e retribuito, emergono disparità di funzioni e di retribuzioni tra uomini e donne.

Non dimentichiamo che circa un terzo delle donne che lavorano “decidono” di lasciare il proprio lavoro in seguito ad una maternità a causa della mancanza di welfare sociale e di una adeguata conciliazione tra vita privata e vita lavorativa, quando non succede, spesso scelgono il part time, tipologia di contratto ricoperto per circa il 78% da donne. In Italia, nel settore privato, le donne dirigenti sono circa il 33% ed il 23% in politica. Inoltre le retribuzioni medie a livello nazionale registrate dall’Osservatorio JobPricing sono pari a 30.676€ per gli uomini e pari a 27.228€ per le donne, con un divario di 12,7 punti percentuali a favore dei primi (specularmente, le donne guadagnano il 11,2% in meno dei colleghi maschi).

Questo in generale un quadro lugubre della situazione lavorativa che non è affatto roseo per la sfera personale. Il Consiglio d’Europa stima che una percentuale compresa tra il 20% ed il 25% delle donne abbia subìto violenze fisiche almeno una volta nella vita ed oltre il 10% violenze sessuali.

Una triste realtà che ci viene sbattuta in faccia quasi ogni giorno dai telegiornali, ultimo esempio assurdo la strage avvenuta a Cisterna di Latina, Antonietta aveva trovato la forza ed il coraggio di fare un esposto nei confronti di un marito violento, ma è stata lasciata da sola ed il triste epilogo purtroppo lo conosciamo. Spero che in un futuro non lontano si possa festeggiare un cambiamento positivo nei confronti degli stereotipi di genere partendo anche dalle nostre barriere personali di donne.

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